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Ultime Notizie

Ultime Notizie (20)

Lunedì, 01 Giugno 2020 16:43

Covid 19 e protezione dei dati personali

Scritto da

Il Datore di lavoro può rilevare la temperatura corporea di dipendenti, fornitori, clienti all’ingresso della propria sede? E può rendere nota l’identità di un lavoratore contagiato ai colleghi? 

Queste ed altre domande trovano risposta nelle Faq messe a punto dall’Autorità Garante per rispondere alle problematiche correlate alla protezione dei dati personali durante l’emergenza Coronavirus.

In particolare, il Garante ha chiarito, che la rilevazione in tempo reale della temperatura corporea associata all’identità dell’interessato costituisce un trattamento di dati personali (art. 4, par. 1 e 2 del Regolamento (UE) 2016/679) di cui è ammessa la registrazione solo nella circostanza del superamento della soglia stabilita e, comunque, quando sia necessario documentare le ragioni che hanno impedito l’accesso al luogo di lavoro (secondo il principio di “minimizzazione”).

Non è invece di regola necessario registrare la temperatura corporea rilevata a clienti, fornitori o visitatori neanche quando la temperatura superi la soglia indicata in quanto non è solitamente necessario registrare il dato relativo al divieto di accesso nei locali dell’azienda.

I Datori di lavoro possono inoltre chiedere la compilazione delle autodichiarazioni contenenti l’attestazione di non avere avuto contatti con soggetti risultati positivi al COVID-19 o di non provenire da zone a rischio secondo le indicazioni dell’OMS ai propri dipendenti ma anche a terzi. 

E’ importante però che l’autodichiarazione raccolga solo i dati necessari e non informazioni aggiuntive in merito alla persona risultata positiva, alle specifiche località visitate o altri dettagli relativi alla sfera privata.

Il Garante ha inoltre ribadito l’importanza della figura del Medico Competente che deve provvedere a segnalare al Datore di Lavoro quei lavoratori che, a causa di particolari condizioni di fragilità correlate al loro stato di salute, sarebbe opportuno impiegare in ambiti meno esposti al rischio di contagio: in questo caso non è necessario che il Medico Competente comunichi al Datore di Lavoro la specifica patologia del lavoratore segnalato.

Nelle Faq il Garante precisa che la comunicazione di informazioni relative alla salute, sia all’esterno che all’interno dell’azienda, può avvenire esclusivamente qualora ciò sia previsto da disposizioni normative o disposto dalle autorità competenti in base a poteri normativamente attribuiti (es. esclusivamente per finalità di prevenzione dal contagio da Covid-19 e in caso di richiesta da parte dell’Autorità sanitaria per la ricostruzione della filiera degli eventuali “contatti stretti di un lavoratore risultato positivo): sulla base di quanto precisato quindi il Datore di lavoro non può ad esempio comunicare i nominativi dei dipendenti contagiati al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza o ad altri dipendenti.

Infine, l’Autorità Garante si sofferma sui test sierologici: il datore di Lavoro può richiedere l’effettuazione di test sierologici ai propri dipendenti ma solo se disposto dal Medico Competente.

Resta fermo che le informazioni relative alla diagnosi o all’anamnesi familiare del lavoratore non possono essere trattate dal Datore di lavoro (ad esempio, mediante la consultazione dei referti o degli esiti degli esami), salvi i casi espressamente previsti dalla legge. Il datore di lavoro può, invece, trattare i dati relativi al giudizio di idoneità alla mansione specifica e alle eventuali prescrizioni o limitazioni che il medico competente può stabilire come condizioni di lavoro.  

 

Le Faq sono disponibili sul sito dell’Autorità www.garanteprivacy.it

Venerdì, 24 Aprile 2020 16:59

CHECK LIST DI AUTOVALUTAZIONE PER LA FASE 2

Scritto da

CHECK LIST DI AUTOVALUTAZIONE PER LA FASE 2

Il Servizio di Prevenzione e Protezione ha messo a punto una check list per verificare il livello di adempimento dell’azienda rispetto a quanto previsto dal Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro” dello scorso 14 marzo. In grassetto i punti che devono avere un collegamento documentale.

Intervento

Esito

Note

 

Gestione ingressi e orari

1

Ci sono controlli all’ingresso dell’azienda su chi entra?

SI

NO

 

2

La temperatura viene presa ai lavoratori all’ingresso?

SI

NO

 

3

Viene eseguita nel rispetto della Privacy?

SI

NO

 

4

Ci sono imprese esterne che entrano in azienda?

SI

NO

 

5

Se sì quali?

 

6

Sono stati previsti ingressi e uscite diversificati per clienti?

SI

NO

 

7

Sono stati previsti ingressi e uscite diversificati per fornitori?

SI

NO

 

8

Sono stati previsti ingressi e uscite diversificati per lavoratori?

SI

NO

 

9

Sono stati previsti ingressi e uscite diversificati per trasportatori?

SI

NO

 

10

Sono stati diversificati gli orari di entrata e uscita dei lavoratori per evitare assembramenti?

SI

NO

 

11

Sono stati resi noti ai terzi gli orari di apertura e chiusura uffici e ricevimento?

SI

NO

 

12

E’ stata redatta e validata una procedura scritta per la gestione degli accessi?

SI

NO

 

Misure di distanziamento sociale

13

Sono stati previsti servizi igienici diversificati per clienti?

SI

NO

 

14

Sono stati previsti servizi igienici diversificati per fornitori?

SI

NO

 

15

Sono stati previsti servizi igienici diversificati per lavoratori?

SI

NO

 

16

Sono stati previsti servizi igienici diversificati per trasportatori?

SI

NO

 

17

Ci sono procedure per la gestione delle pause, degli spazi comuni, dell’accesso ai servizi igienici per evitare assembramenti?

SI

NO

 

18

C’è la vigilanza sul rispetto della distanza interpersonale di sicurezza di 1 metro?

SI

NO

 

19

C’è la vigilanza per evitare assembramenti negli spazi comuni e aree svago?

SI

NO

 

Informazione

20

Sono state istituite necessarie informazioni da affiggere per lavoratori?

SI

NO

 

21

Sono state affisse in punti visibili le necessarie informazioni per lavoratori?

SI

NO

 

22

Per clienti?

SI

NO

 

23

Per i trasportatori?

SI

NO

 

24

Per i fornitori esterni?

SI

NO

 

25

Per gli ospiti?

SI

NO

 

26

Le informazioni vengono distribuite ad personam con uno stampato o dépliant?

SI

NO

 

27

E’ stato affisso il Decalogo del Ministero della Salute?

SI

NO

 

28

Le aziende esterne sono state istruite per rispettare le procedure di sicurezza COVID-19 per esterni?

SI

NO

 

Gestione dell’emergenza contagi

29

L’azienda ha predisposto delle procedure di sicurezza in ottemperanza dei protocolli emessi dalle Autorità Sanitarie?

SI

NO

 

30

E’ stato integrato il Piano di Emergenza con procedure per gestire una persona con sintomi influenzali o temperatura superiore ai 37,5°C?

SI

NO

 

31

Gli addetti al Primo Soccorso sono stati informati e formati per l’intervento in Emergenza nei confronti di una persona che abbia sintomi influenzali o temperatura superiore ai 37,5°C?

SI

NO

 

32

Le Cassette di Primo Soccorso sono dotate di DPI anti-contagio idonei e in numero adeguato ? 

SI

NO

 

33

Le cassette di Primo soccorso vengono controllate giornalmente?

SI

NO

 

34

E’ stato nominato un servizio di vigilanza sul rispetto delle norme e disposizioni aziendali anti COVID-19?

SI

NO

 

35

I lavoratori sono informati sulle procedure di emergenza in caso di presenza di lavoratori con temperatura superiore ai 37,5°C?

SI

NO

 

Misure tecniche e segnaletica

36

Sono state introdotte modifiche tecnico-funzionali (es. dispenser, barriere, ventilazione)?

SI

NO

 

37

Se si quali?

 

38

Si è proceduto a distanziare le postazioni di lavoro di 1 metro?

SI

NO

 

39

Nel caso di apertura al pubblico si è proceduto a distanziare le persone in coda con segnaletica a terra con distanziamenti pari 1 metro?

SI

NO

 

40

Sono stati affissi dépliant con l’invito e obbligo di rispettare la distanza di sicurezza di 1 metro?

SI

NO

 

41

E’ stata tracciata nei luoghi produttivi apposita segnaletica per far rispettare la distanza di sicurezza di 1 metro?

SI

NO

 

42

E’ stata tracciata negli spazi comuni antistanti servizi igienici e luoghi di svago apposita segnaletica per far rispettare la distanza di sicurezza di 1 metro?

SI

NO

 

Misure Gestionali

43

E’ stato previsto lo smart working?

SI

NO

 

44

Se si per quali reparti?

 

45

Sono stati attivati gli ammortizzatori sociali?

SI

NO

 

46

Se si quali?

 

47

Sono state introdotte nuove turnazioni sul lavoro?

SI

NO

 

48

È stata ridotta la presenza del personale a quello strettamente necessario?

SI

NO

 

49

Sono stati chiusi quei reparti non strettamente necessari?

SI

NO

 

50

Sono stati modificati gli orari lavorativi?

SI

NO

 

DPI

51

I lavoratori sono stati informati, formati e addestrati sull’utilizzo dei DPI?

SI

NO

 

52

E’ stata formalizzata una procedura sull’utilizzo dei DPI?

SI

NO

 

53

Vengono distribuiti idonei DPI ai lavoratori? 

SI

NO

 

54

Mascherine FFP2? 

SI

NO

 

55

Mascherine FFP3? 

SI

NO

 

56

Mascherine Chirurgiche?

SI

NO

 

57

Guanti in nitrile?

SI

NO

 

58

Visiera?

SI

NO

 

59

Occhiali di protezione?

SI

NO

 

60

I DPI sono marcati CE?

SI

NO

 

61

I DPI vengono sostituiti giornalmente?

SI

NO

 

62

Viene rispettata la raccolta differenziata dei rifiuti?

SI

NO

 

Pulizia e Sanificazione

63

E’ prevista la sanificazione periodica dei luoghi di lavoro?

SI

NO

 

64

E’ prevista la sanificazione periodica degli spazi comuni aree svago?

SI

NO

 

65

E’ prevista la sanificazione periodica dei servizi igienici?

SI

NO

 

66

Le postazioni di lavoro vengono pulite giornalmente a fine turno?

SI

NO

 

67

Attrezzature e strumenti vengono puliti regolarmente a fine turno?

SI

NO

 

68

Esistono procedure di sanificazione per attrezzature e impianti?

SI

NO

 

69

E’ stata individuata una lista di attrezzature o parti di esse che vanno sanificate?

SI

NO

 

70

Esistono disposizioni di sanificazione per attrezzature e impianti?

SI

NO

 

71

L’azienda ha messo a disposizione dei lavoratori prodotti igienizzanti per il lavaggio delle mani?

SI

NO

 

72

L’azienda ha messo a disposizione nelle aree comuni, negli ingressi, nelle aree svago dispenser con prodotti igienizzanti?

SI

NO

 

73

La sanificazione degli ambienti viene eseguita da azienda idonea e specializzata?

SI

NO

 

74

Qual è la periodicità degli interventi di sanificazione?

 

Comitato Interno

75

L’azienda ha nominato il MC?

SI

NO

 

76

L’azienda collabora con il MC per la gestione COVID-19?

SI

NO

 

77

L’azienda collabora con il RLS nella gestione COVID-19?

SI

NO

 

78

E’ stato nominato il Comitato Interno per la valutazione delle azioni intraprese per il contenimento e contrasto all’epidemia COVID-19?

SI

NO

 

79

I lavoratori conoscono i componenti del Comitato Interno?

SI

NO

 

80

I lavoratori conoscono lo scopo del Comitato Interno?

SI

NO

 

81

L’azienda ha individuato un COVID Manager?

SI

NO

 

 

Riferimenti documentali:

Il documento di riferimento per ogni azienda è il “Protocollo aziendale per il contenimento della diffusione del COVID-19”. 

Vanno a integrare questo documento le seguenti procedure, informative, verbali (tra parentesi i collegamenti alla check list):

(3) Informativa Privacy e Procedura per la gestione del superamento della soglia di temperatura corporea

(12) Procedura per la gestione del personale

(17) Procedura per la gestione degli spazi comuni

(20) Fascicoli Informativi

(28) Procedura per la gestione degli accessi degli esterni

(29) Procedura per la gestione dell’emergenza “caso sospetto”

(30) Integrazione del Piano di Emergenza

(40) vedi punto 20.

(52) Procedura per l’uso e la gestione dei DPI

(78) Verbale di costituzione del Comitato Interno

 

Per assistenza e maggiori informazioni contattare M&P Project all’indirizzo e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Quali filtri sono efficaci contro il COVID-19

In questi giorni, in queste ore si sta molto dibattendo sulle tempistiche e sulle modalità con le quali avverrà la riapertura delle attività commerciali e produttive in Italia.

Se sulle tempistiche, tutto sembra ancora relegato a un ambito previsionale con poche certezze, sulle modalità il discorso è diverso. Nonostante si tratti di un virus nuovo di cui si hanno ancora poche informazioni a riguardo, pervengono già indicazioni di carattere sanitario e tecnico da fonti ad alta credibilità. L’altra sorgente d’informazioni che sarebbe imprudente ignorare è l’esperienza dei Paesi temporalmente in anticipo rispetto all’Italia nelle fasi dell’epidemia.

Alcune misure (vedi “Scenari post-lockdown” del 29/03/2020) quali il distanziamento del pubblico, l’igienizzazione delle superfici, l’autocontrollo dei lavoratori saranno verosimilmente adottate senza che ci sia bisogno di ulteriori evidenze scientifiche sulla loro efficacia nel contenere i contagi. Per altre è necessario invece un approfondimento che tenga conto d’informazioni e studi provenienti da fonti specializzate sull’argomento in questione, per evitare semplificazioni e assunti senza fondamento che possano addirittura essere dannosi. 

Tra le misure che attualmente sono oggetto di attenzione vi è il trattamento dell’aria indoor dei locali che vedano presenza o passaggio di pubblico e lavoratori. Questo intervento si renderà necessario, laddove non sia già seriamente messo in atto, a causa della persistenza del virus COVID-19 nell’aria che respiriamo. 

Una pubblicazione(1) dell’ASHRAE, la Società americana degli ingegneri del riscaldamento, della refrigerazione e del condizionamento dell'aria, aiuta a identificare quali siano i filtri a miglior efficienza per l’abbattimento del tenore di batteri e virus, compresi i Coronavirus, negli ambienti ospedalieri, commerciali, industriali e residenziali.

 

Filtrazione di microrganismi aerotrasportati

I microrganismi aerodispersi rappresentano una sfida nella progettazione e nel controllo della Qualità dell’Aria Indoor (IAQ, Indoor Air Quality) negli ospedali e negli ambienti commerciali e residenziali; per questo motivo è da molto tempo che si studiano le tecniche di filtrazione del particolato e, negli ultimi anni, anche le modalità di filtrazione dei microrganismi aerodispersi. 

Forma e parametri caratteristici di una grande varietà di virus aerodispersi, di batteri e funghi sono riportate (un estratto) nella tabella seguente (1) .

Come si evince dalla tabella precedente, il diametro medio di un Coronavirus è di 0,11µm, con un valore minimo di 0,08 µm e un valore massimo di 0,13 µm.

Come si vede dal grafico seguente (fonte: NIOSH(2)) gli unici filtri ad avere un’efficienza filtrante superiore al 85% su materiale particellare di dimensioni paragonabili a quelle del Coronavirus sono i filtri HEPA (High Efficiency Particulate Air filter) che rispondano alla norma UNI EN 1822(3). I filtri HEPA sono i cosiddetti “filtri assoluti”, spesso utilizzati in camere bianche, laboratori chimici e farmaceutici, sale operatorie. 

 Tra i filtri HEPA, quelli che garantiscono un’efficienza filtrante superiore al 98,5% (per norma EN 1822 superiore al 99,5%) sui Coronavirus sono i filtri H12 e H13 (grafico seguente – fonte: Emcel Filters(4)).




Conclusioni

Nei luoghi di lavoro, che siano commerciali, produttivi o amministrativi, i Datori di Lavoro saranno tenuti a garantire elevati standard di qualità dell’aria indoor, con particolare riferimento al post-emergenza da COVID-19.

Il numero minimo di ricambi d’aria orari è determinato, in base al tipo di locale (destinazione d’uso) e al suo affollamento, da norme tecniche, come la UNI 10339:1995(5). Questo può avvenire tramite sistemi di aerazione naturale o ventilazione forzata. La normativa attuale non tiene però conto del delicato momento storico che seguirà l’epidemia di Coronavirus, quando tutti i cittadini, lavoratori e datori di lavoro dovranno attuare misure di prevenzione atte a ridurre al minimo il rischio di nuovi contagi.  

Per quanto riguarda la qualità dell’aria nei luoghi di lavoro, in aggiunta ai sistemi di ventilazione già presenti, che potrebbero non garantire la riduzione del rischio sopra descritto, l’unica evidenza scientifica sull’efficienza di filtrazione del Coronavirus si ha tramite l’adozione di filtri HEPA (H12/H13). 

Sia in ambienti lavorativi sia domestici, laddove non si possa tecnicamente integrare un filtro HEPA nell’esistente sistema di ventilazione, una misura facilmente adottabile è dotarsi di depuratori d’aria correttamente dimensionati per l’ambiente in cui sono posti dotati di filtro HEPA rispondente a quanto previsto dalla norma EN 1822.

 

Riferimenti

  • (1) Filtration of Airborne Microorganisms: Modeling and Prediction - W.J. Kowalski, M.S., P.E.; William P. Bahnfleth, Ph.D., P.E.; T. S. Whittam, Ph.D. – American Society of Heating, Refrigerating and Air-Conditioning Engineers (ASHRAE)
  • (2) Filtration and Air-Cleaning Systems to Protect Building Environments from Airborne Chemical, Biological, or Radiological Attacks - Department of Health and Human Services Centers for Disease Control and Prevention - National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH)
  • (3) UNI EN 1822-1:2019: Filtri per l'aria ad alta efficienza (EPA, HEPA e ULPA) - Parte 1: Classificazione, prove di prestazione, marcatura
  • (4) Emcel Filters - Air Filter Manufacturer for Industry
  • (5) UNI 10339:1995: Impianti aeraulici al fine di benessere. Generalità, classificazione e requisiti. Regole per la richiesta d'offerta, l'offerta, l'ordine e la fornitura
Domenica, 29 Marzo 2020 10:46

SCENARI POST-LOCKDOWN

Scritto da

SCENARI POST-LOCKDOWN

L’applicazione dei risultati di due diversi studi alle misure di prevenzione e protezione nelle aziende Imperial College vs. Tomas Pueyo

Nei giorni scorsi sono stati proposti due diversi scenari per il contrasto della diffusione di COVID-19 dopo il primo picco. Il modello dell’Imperial College di Londra si basa sulle misure di contenimento fin ora messe in atto nei Paesi occidentali (Italia, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti). Il modello proposto da Tomas Pueyo prende invece in considerazione gli effetti della gestione dell’epidemia in alcuni Paesi Orientali (Sud Corea, Giappone, Singapore).

NdR: Entrambi i modelli sono stati contestati da parti antagoniste, ma le conclusioni tratte in questo documento sono di applicazione comune ai due scenari.

Entrambi i modelli partono da quello che sta accadendo attualmente nella maggior parte dei Paesi colpiti da epidemia di COVID-19 cioè il lockdown totale della comunità.

La grandezza di riferimento per quanto concerne l’evoluzione di un’epidemia è la velocità di trasmissione (R). Il valore di R indica il numero di persone in media contagiate da ogni persona infetta. Nelle fasi iniziali dell’epidemia di Coronavirus la velocità iniziale R0 di trasmissione è stimata essere tra 2,2 e 2,5, ovvero ogni persona infetta contagia da 2 a 3 persone. Quando R è inferiore a 1 l’epidemia va ad esaurirsi.

Lo scopo del lockdown è raggiungere valori di velocità di trasmissione ben al di sotto di 1, più prossimi possibile a zero.  

 

Imperial College

Con l’ipotesi di assenza di cure farmacologiche e vaccino, lo scenario è quello di avere, una volta rimosse le misure di lockdown, una reiterazione delle curve di contagio nel tempo. A questo fenomeno lo studio propone di rispondere alternando periodi di lockdown intensivo con chiusura di scuole e università e applicazione di misure di distanziamento sociale di due mesi circa con un mese di rilassamento delle misure fino a quando saranno a disposizione cure farmacologiche e vaccini.

Di seguito una rappresentazione del possibile andamento dei casi che richiedono terapia intensiva (circa 10-15% dei casi attivi) applicando questa strategia:

Tomas Pueyo

Studio pubblicato su Medium da Tomas Pueyo e la sua equipe di Course Hero che ha riscosso molta popolarità (ma anche molte critiche per il principale motivo della mancanza di fonti e studi scientifici a suffragio delle ipotesi).

Modello denominato “Martello e danza”

Con l’ipotesi di assenza di cure farmacologiche e vaccino, al primo periodo denominato “martello” (lockdown completo) per portare il valore di R ben al di sotto di 1 segue il periodo denominato di “danza”.

Durante la “danza” lo studio propone di continuare ad applicare il modello Sud-Coreano di test a tappeto, tracciamento dei movimenti dei casi positivi, isolamento delle persone infette e quarantena dei contatti.

 

A questo si aggiunge, con un’applicazione costante nel tempo, fino a disponibilità di vaccino e cure farmacologiche, il divieto di grandi assembramenti di persone e l’applicazione di misure di distanziamento sociale a più basso impatto in termini di rapporto costi-benefici (es. sensibilizzazione della popolazione).

Questo è il grafico dei nuovi contagi in Corea del Sud aggiornato al 27/03. L’andamento dei nuovi casi sembra ricalcare esattamente la curva proposta da Pueyo (fonte: worldometers.info).



Le stime dei costi-benefici di alcune misure sono proposte nella tabella che segue. 

 

Secondo questo studio l’applicazione contemporanea di alcune misure poco impattanti dal punto di vista socio-economico sarebbe sufficiente a mantenere il livello di R nei dintorni di 1, intraprendendo misure più impattanti nei momenti più critici di diffusione dei contagi (vedi schema seguente).

 

L’autore dello studio ci tiene a sottolineare che non ci sono ancora evidenze scientifiche sui numeri sopra esposti.

 

Conclusioni

Posto che le misure di chiusura di attività sportive, commerciali, di istruzione e produttive non sono sotto il controllo dei datori di lavoro, così come l’attuazione di test sulla popolazione e il controllo degli spostamenti, rimangono comunque alcune procedure che è possibile adottare fino a quando saranno disponibili vaccino e cure farmacologiche, coerenti con entrambi gli scenari sopra descritti. A titolo esemplificativo:

MISURE GESTIONALI

  • Ogni lavoratore prima di recarsi in azienda, esegue un autocontrollo della temperatura; in caso di temperatura superiore a 37,5°C i lavoratori devono rimanere al proprio domicilio e contattare nel più breve tempo possibile il proprio medico curante
  • Il lavoratore deve dichiarare tempestivamente all’ufficio personale l’avvenuto stretto contatto con persone positive al virus nei 14 giorni precedenti; in tale situazione l’azienda invita il lavoratore al proprio domicilio; il lavoratore contatterà il proprio medico curante.
  • Per diminuire il più possibile i contatti interpersonali senza pregiudicare la normale operatività, le attività commerciali che avessero già un sistema di ordini e consegne a domicilio possono incrementare ancora di più  questa opzione, attivando campagne pubblicitarie e adottando promozioni specifiche. Le attività che invece non avessero ancora sviluppato un sistema di ordini on line e consegne a domicilio possono in futuro prevederlo.
  • Allo scopo di mantenere un valore di R più basso possibile, non organizzare riunioni, corsi e incontri con più di tre partecipanti per volta; si può fare maggiore ricorso agli strumenti che consentono di realizzare riunioni a distanza.
  • Allo stesso scopo l’accesso ad aree break, mense, spogliatoi dovrà essere contingentato.
  • Per ridurre le possibilità di contagio, le trasferte di lavoro, ad eccezione di quelle indispensabili, possono essere sostituite con riunioni online e videoconferenze.

MISURE TECNICHE

  • Tutte le superfici di contatto frequente devono essere igienizzate almeno quotidianamente.
  • Tutti i luoghi di lavoro e di passaggio devono essere igienizzati almeno settimanalmente.
  • Altre misure tecniche per limitare la trasmissione tramite le mani come: dispenser di igienizzante per mani lungo i percorsi di passaggio e in prossimità di superfici di possibile contatto da parte dei clienti; contenitori di fazzoletti usa e getta per evitare il contatto diretto con i punti più toccati come i tasti degli ascensori; in alternativa pellicola usa e getta per coprire altre tastiere (POS, bancomat, macchinette erogatrici, …).
  • Disponibilità di guanti monouso in prossimità di aree, superfici, prodotti che possono essere oggetto di contatto frequente da parte di personale o di clienti;
  • Cartellonistica di sicurezza e pannelli informativi riguardanti: misure di igiene personale da adottare; distanziamento interpersonale; comportamenti di persone con sintomatologie o contatti diretti con positivi a COVID-19.

MISURE PROGETTUALI 

  • Nei locali aperti al pubblico organizzare misure progettuali per garantire il distanziamento interpersonale. Alcuni esempi:
    • Ingressi contingentati sulla base delle dimensioni dei locali per evitare assembramenti;
    • Percorso obbligato in una sola direzione per limitare gli incroci di traiettoria tra le persone;
    • Griglie visive con maglie da un metro a pavimento sia per il distanziamento in luoghi di permanenza statica (ad esempio nella zona casse degli esercizi commerciali o dei supermercati), sia per i luoghi di passaggio in modo da facilitare la valutazione istantanea della propria posizione rispetto a quella di altre persone;
    • Distanziamento tra tavoli e sedie nei locali di ristorazione o break (ristoranti, bar, mense)

Riferimenti

 

 Il 17/03/2020 è stato pubblicato su “The New England Journal of Medicine” uno studio sul tempo di sopravvivenza della parte infettiva del virus SARS-CoV-2, paragonato con quello del virus SARS-CoV-1, su superfici di diversi materiali. Lo studio è stato condotto da alcuni ricercatori di queste università: 

National Institute of Allergy and Infectious Diseases Hamilton, MT

University of California, Los Angeles Los Angeles, CA

Centers for Disease Control and Prevention Atlanta, GA

I risultati vanno a stimare, tra altre cose, anche il tempo di decadimento di una quantità infettiva di virus su questi materiali: rame, cartone, acciaio, plastica.

Ecco i risultati:

Riassumendo, si sono trovate evidenze di sopravvivenza di quantità infettive di virus SARS-CoV-2 su superfici in acciaio e plastica anche fino a 72 ore dopo l’applicazione, su cartone fino 24 ore e su rame fino a 4 ore dall’applicazione.

Conclusioni in termini di misure di prevenzione e protezione

Visti i risultati dello studio sopra riportato si propongono le seguenti misure di prevenzione protezione durante l’attività lavorativa:

  • Contatto con materiali, attrezzature, oggetti, superfici in rame di cui non si conosce la storia dei contatti nelle ultime 4 ore:
  • Se possibile igienizzare la superficie prima del contatto.
  • Dopo il contatto non toccare viso, occhi, naso e bocca.
  • Dopo il contatto lavarsi immediatamente le mani con acqua e sapone o con soluzione a base alcolica.
  • Se si fa uso di guanti monouso, smaltire adeguatamente i guanti in modo che non possano venire in contatto con altre persone.
  • Se si fa uso di guanti riutilizzabili, dopo aver tolto i guanti non toccarsi viso, naso, occhi e bocca e lavare immediatamente le mani con acqua e sapone o soluzione a base alcolica.
  • Contatto con materiali, attrezzature, oggetti, superfici, imballaggi in cartone di cui non si conosce la storia dei contatti nelle ultime 24 ore:
    • Se possibile igienizzare la superficie prima del contatto
    • Dopo il contatto non toccare viso, occhi, naso e bocca
    • Dopo il contatto lavarsi immediatamente le mani con acqua e sapone o con soluzione a base alcolica
    • Se si fa uso di guanti monouso, smaltire adeguatamente i guanti in modo che non possano venire in contatto con altre persone.
    • Se si fa uso di guanti riutilizzabili, dopo aver tolto i guanti non toccarsi viso, naso, occhi e bocca e lavare immediatamente le mani con acqua e sapone o soluzione a base alcolica.
  • Contatto con materiali, attrezzature, oggetti, superfici, imballaggi in acciaio o plastiche di cui non si conosce la storia dei contatti nelle ultime 72 ore:
    • Se possibile igienizzare la superficie prima del contatto
    • Dopo il contatto non toccare viso, occhi, naso e bocca
    • Dopo il contatto lavarsi immediatamente le mani con acqua e sapone o con soluzione a base alcolica
    • Se si fa uso di guanti monouso, smaltire adeguatamente i guanti in modo che non possano venire in contatto con altre persone.
    • Se si fa uso di guanti riutilizzabili, dopo aver tolto i guanti non toccarsi viso, naso, occhi e bocca e lavare immediatamente le mani con acqua e sapone o soluzione a base alcolica.
  • Contatto con materiali, attrezzature, oggetti, superfici, imballaggi in altri materiali su cui non si hanno evidenze scientifiche riguardo al tempo di sopravvivenza di quantità infettive di virus SARS-CoV-2:
    • In via cautelativa prendere le stesse misure sopra descritte per l’acciaio e le plastiche


Riferimenti

Aerosol and Surface Stability of SARS-CoV-2 as Compared with SARS-CoV-1 – 17/03/2020

Neeltje van Doremalen, Ph.D.,Trenton Bushmaker, B.Sc.,National Institute of Allergy and Infectious Diseases, Hamilton, MT. | Dylan H. Morris, M.Phil., Princeton University, Princeton, NJ | Myndi G. Holbrook, B.Sc., National Institute of Allergy and Infectious Diseases, Hamilton, MT | Amandine Gamble, Ph.D., University of California, Los Angeles, Los Angeles, CA | Brandi N. Williamson, M.P.H., National Institute of Allergy and Infectious Diseases, Hamilton, MT | Azaibi Tamin, Ph.D., Jennifer L. Harcourt, Ph.D., Natalie J. Thornburg, Ph.D., Susan I. Gerber, M.D., Centers for Disease Control and Prevention, Atlanta, GA | James O. Lloyd-Smith, Ph.D., University of California, Los Angeles, Los Angeles, CA, Bethesda, MD | Emmie de Wit, Ph.D., Vincent J. Munster, Ph.D., National Institute of Allergy and Infectious Diseases, Hamilton, MT

Domenica, 08 Settembre 2019 08:43

ESONERI AI CORSI DI FORMAZIONE DELLA SICUREZZA

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Ogni azienda è formata da varie figure professionali organizzate secondo il proprio ruolo funzionale. La più generica e comune tra queste organizzazioni è quella riportata nel diagramma ad albero che segue, denominato organigramma aziendale.

Passando dall’organigramma per funzioni all’organigramma della sicurezza, il legislatore ha rimodulato le definizioni e inserito altre figure con attribuzioni specifiche in tema di salute e sicurezza sul lavoro.

Il D.Lgs. 81/08, Testo Unico della Sicurezza, prevede che ognuna di queste figure sia sottoposta a un processo di formazione sul tema della salute e sicurezza. Questo processo è composto da una formazione iniziale e successivi aggiornamenti periodici. I dettagli riguardanti i percorsi formativi sono esplicitati nell’Accordo tra Stato e Regioni del 2011 e successive modificazoni.

La traduzione dei ruoli aziendali in figure della sicurezza tuttavia non è univoca, andando a dare sovrapposizioni di attribuzioni. Questo fatto, legato alla gerarchia di competenze e responsabilità in tema salute e sicurezza sul lavoro, avrebbe potuto dare origine a ridondanze nel processo formativo con conseguente appesantimento in termini di tempo e oneri economici per le aziende. L’Accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016 sancisce tutte le esclusioni e gli esoneri ai corsi di formazione e di aggiornamento laddove una persona avesse già frequentato altri corsi sulla sicurezza.

Il sistema di esoneri può a prima vista apparire complicato, soprattutto quando l’esonero non è totale ma solo di parte dei moduli formativi.

Il presente articolo vuole dare un tool di rapido utilizzo per determinare, con una sola prima occhiata, se si possono ritenere già coperte da formazione adeguata e a norma di legge le persone che abbiano frequentato specifici corsi per la sicurezza.

Laddove ci siano degli esoneri solo parziali in questo articolo sono segnalati ma si rende comunque necessaria per il lettore la consultazione del suddetto Accordo Stato-Regioni per i dettagli dell’esclusione (consultabile a questo link).

Nelle tabelle che seguono sono impiegate sigle e diciture che corrispondono alla denominazione del corso di formazione in questione.

Questa la legenda relativa ai corsi di formazione (primo corso):

  • RSPP: Corso di formazione da Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione. Suddiviso in tre moduli, A, B, C di rispettivamente 28, 48+specializzazione, 24 ore. Possibili esenzioni anche parziali alla frequenza di modulo A e modulo B correlate al titolo di studio.
  • ASPP: Corso di formazione come Addetto al Servizio di Prevenzione e Protezione. Suddiviso in due moduli, A, B, comuni al corso RSPP. Possibili esenzioni anche parziali alla frequenza di modulo A e modulo B correlate al titolo di studio.
  • CSP/CSE: Corso di formazione per Coordinatore della Sicurezza in fase di Progetto e in fase di Esecuzione nel settore delle costruzioni. Durata 120 ore.
  • DDL16: Corso di formazione per Datori di Lavoro che vogliano auto-nominarsi RSPP. Rischio basso durata 16 ore.
  • DDL32: Corso di formazione per Datori di Lavoro che vogliano auto-nominarsi RSPP. Rischio medio durata 32 ore.
  • DDL48: Corso di formazione per Datori di Lavoro che vogliano auto-nominarsi RSPP. Rischio alto durata 48 ore.
  • RLS: Corso di formazione per Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza. Durata 32 ore.
  • DIRIGENTI: Corso di formazione sulla sicurezza per Dirigenti. Durata 16 ore.
  • PREPOSTI: Corso di formazione sulla sicurezza per Preposti. Durata 8 ore.
  • LAVORATORI GENERALE: Corso di formazione sulla sicurezza per Lavoratori, parte generale. Durata 4 ore.
  • LAVORATORI SPECIFICA4: Corso di formazione sulla sicurezza per Lavoratori, parte di rischio specifico, rischio basso. Durata 4 ore.
  • LAVORATORI SPECIFICA8: Corso di formazione sulla sicurezza per Lavoratori, parte di rischio specifico, rischio medio. Durata 8 ore.
  • LAVORATORI SPECIFICA12: Corso di formazione sulla sicurezza per Lavoratori, parte di rischio specifico, rischio alto. Durata 12 ore.
  • : Esonero totale.
  • : Necessaria frequenza.
  • : Esonero parziale.

 

Laddove la formazione specifica per lavoratori risulti esonerata, il datore di lavoro, in fase di valutazione dei rischi, dovrà comunque prevedere di integrarla con la formazione riferita ai rischi specifici della mansione.

Questa la legenda relativa ai corsi di aggiornamento:

  • RSPP: Corso di aggiornamento per Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione. 40/60/100 ore ogni quinquennio.
  • ASPP: Corso di aggiornamento per Addetto al Servizio di Prevenzione e Protezione. 20/28 ore ogni quinquennio.
  • CSP/CSE: Corso di aggiornamento per Coordinatore della Sicurezza in fase di Progetto e in fase di Esecuzione nel settore delle costruzioni. 40 ore ogni quinquennio.
  • DDL6: Corso di aggiornamento per Datori di Lavoro auto-nominati RSPP. Rischio basso durata 6 ore ogni quinquennio.
  • DDL10: Corso di aggiornamento per Datori di Lavoro auto-nominati RSPP. Rischio medio durata 10 ore ogni quinquennio.
  • DDL14: Corso di aggiornamento per Datori di Lavoro auto-nominati RSPP. Rischio alto durata 14 ore ogni quinquennio.
  • RLS: Corso di aggiornamento per Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza. Durata 4/8 ore annue.
  • DIRIGENTI: Corso di aggiornamento sulla sicurezza per Dirigenti. Durata 6 ore ogni quinquennio.
  • PREPOSTI: Corso di aggiornamento sulla sicurezza per Preposti. Durata 6 ore ogni quinquennio.
  • LAVORATORI SPECIFICA: Corso di aggiornamento sulla sicurezza per Lavoratori. Durata 6 ore ogni quinquennio.
  • : Esonero totale.
  • : Necessaria frequenza.
  • : Esonero parziale.

Ancora molte imprese ed enti pubblici sono impreparati ad accogliere le novità introdotte dal nuovo Regolamento europeo sulla Protezione dei Dati Personali.

Cos’è il GDPR?
Il Regolamento UE 2016/679 noto GDPR (General Data Protection Regulation) stabilisce norme relative alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento e alla libera circolazione dei dati personali nonché definisce i diritti e le libertà fondamentali delle persone fisiche e, in particolare, il diritto alla protezione dei dati personali.

Il GDPR entrerà ufficialmente in vigore il 25 maggio 2018 e ciò significa che entro tale data tutte le aziende dovranno essersi adeguate alla nuova normativa.

Il GDPR prevede modifiche sostanziali al modo in cui vengono conservati ed utilizzati i dati raccolti (non solo online), ma anche alle modalità con cui le persone danno o meno il consenso al trattamento di quei dati.  Vengono introdotte regole più chiare in materia di informativa e consenso e definiti i limiti al trattamento automatizzato dei dati personali. Si prevedono nuovi diritti per gli interessati e si stabiliscono criteri rigorosi per il trasferimento dei dati al di fuori dell’UE e per i casi di violazione dei dati personali (cosiddetto data breaches).

I cambiamenti introdotti dal GDPR sono numerosi e le azioni da intraprendere e richiedono una approfondita analisi e una pianificazione per la loro esecuzione ma gli sforzi dedicati a queste attività possono essere trasformati anche in opportunità di business: evitare di ‘tempestare’ clienti o potenziali clienti con comunicazioni indesiderate può sicuramente  migliorare l’immagine dell’azienda così come evitare che venga divulgata la notizia che i dati in nostro possesso sono stati oggetto di attacco informatico e sono stati diffusi o persi; , evitare di intraprendere attività di profilazione o campagne marketing non a norma determina un miglioramento delle performance ed un’ottimizzazione delle risorse.
Insomma, le pratiche di adeguamento al nuovo regolamento europeo per la protezione dei dati possono essere anche un’ottima opportunità di crescita.

Perché è necessario valutare i rischi privacy?
Uno dei pilastri del nuovo Regolamento Privacy è il principio di accountability (tradotto in “responsabilizzazione e obbligo di rendicontazione“).

Il titolare del trattamento dei dati deve cioè essere in grado di dimostrare di avere adottato un insieme di misure giuridiche, tecniche ed organizzative per la protezione e il trattamento dei dati personali: deve cioè dimostrare in modo proattivo che i trattamenti di dati effettuati sono adeguati e conformi al regolamento europeo in materia di privacy.

Il cambiamento di approccio è evidente rispetto alla vecchia normativa Privacy: si passa da una concezione prettamente formale di mero adempimento ad un approccio sostanziale di trattamento dei dati sensibili, tutela dei dati e delle persone stesse ed è pertanto strettamente connesso con le misure di sicurezza e con l’analisi del rischio, con la valutazione di impatto privacy e con i principi privacy by design e privacy by default che devono essere presenti nella progettazione di servizi e programmi.

A questo punto una valutazione dei rischi, l’identificazione dei soggetti che parteciperanno, l’analisi del flusso di informazioni che l’azienda tratta, l’identificazione dei rischi e delle possibili soluzioni e la verifica della compatibilità con il regolamento sono essenziali anche per evitare le sanzioni che possono arrivano al 4% del fatturato globale annuo.

Cosa si deve fare per mettersi in regola?
Prima di apportare modifiche alle procedure interne, è bene averle chiare nel loro complesso.
Il primo passo dev’essere quindi un’analisi delle pratiche in uso in azienda, così da sapere esattamente dove e come intervenire per garantire la conformità delle stesse.

Sulla base delle specificità di ogni singola azienda si possono comunque identificare una serie di attività che è necessario prevedere:
Ancora molte imprese ed enti pubblici sono impreparati ad accogliere le novità introdotte dal nuovo Regolamento europeo sulla Protezione dei Dati Personali.

la mappatura del flusso dei dati e la necessità/opportunità di predisporre il Registro dei trattamenti
la definizione e la formalizzazione della struttura organizzativa della data protection (ruoli e responsabilità);
la formazione dei soggetti chiamati a ricoprire un ruolo attivo nell’ambito aziendale senza dimenticare le attività di sensibilizzazione della popolazione aziendale indirettamente coinvolta nella protezione dei dati personali;
la definizione, formalizzazione e implementazione di processi e regole connessi alla protezione dei dati personali, (es. gestione dei diritti degli interessati, gestione misure di sicurezza tecnico-organizzative);
la stesura ex novo della documentazione o modifica della documentazione esistente (es. informative, moduli di consenso, clausole contrattuali);
la definizione e implementazione di un sistema di controlli interni per la protezione dei dati personali compresa la realizzazione di verifiche interne volte a evidenziare eventuali non conformità.

Cosa succede se non si adempie?
Per rispondere a questa domanda basta ricordare che le sanzioni sono state decisamente inasprite e possono arrivare fino al 4% del fatturato o a 20 milioni di euro!

Ma al di là della minaccia di sanzioni così alte il mancato adempimento può essere un disastro anche in termini di immagine dell’azienda da parte dei clienti/consumatori.

Non solo: anche i tempi massimi per la notifica di un data breach sono ora indicati con precisione, pertanto è bene dimenticarsi della possibilità di procedere con l’adeguamento al GDPR e con gli adempimenti privacy per poi lasciarli nel dimenticatoio: non si tratta di fare uno sforzo una tantum, qui si fa sul serio e tutti i dipartimenti coinvolti nella raccolta e nella gestione dei dati devono essere proattivi.


Sabato, 17 Febbraio 2018 19:43

MODELLO UNICO DI DICHIARAZIONE AMBIENTALE (MUD)

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DENUNCIA ANNUALE DEI RIFIUTI PRODOTTI E SMALTITI NEL CORSO DELL’ANNO 2017 - MODELLO UNICO DI DICHIARAZIONE AMBIENTALE (MUD)

Entro il 30 Aprile 2018 deve essere presentato il Modello Unico di Dichiarazione Ambientale (MUD) alla Camera di Commercio, per la denuncia annuale dei rifiuti prodotti e smaltiti nel corso dell’anno 2017.
La modulistica e le modalità per la compilazione e l’invio del Modello unico di dichiarazione ambientale nel 2018 sono definite nel l D.P.C.M. 28 dicembre 2017, pubblicato sul S.O. alla Gazzetta Ufficiale del 30 dicembre 2017.
Le norme che individuano i soggetti tenuti ad effettuare la comunicazione annuale al catasto dei rifiuti non hanno subito modifiche rispetto al 2017; non vi sono quindi variazioni dell’insieme di imprese ed enti tenuti a presentare il MUD.

In particolare, i soggetti obbligati a presentare la comunicazione sono i seguenti (art. 189, c. 3, D.Lgs. 152/2006)

  • Chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti (compresi le imprese e gli enti che trasportano i rifiuti speciali pericolosi che decadono dall’esercizio della loro attività);
  • Commercianti e intermediari di rifiuti senza detenzione;
  • Imprese ed enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti;
  • Imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi;
  • Imprese ed enti produttori che hanno più di dieci dipendenti e sono produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti:
  • da lavorazioni industriali
  • da lavorazioni artigianali
  • da attività di recupero e smaltimento di rifiuti, o costituiti da fanghi prodotti
    dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e
    dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento dei fumi

Si coglie l’occasione per fornire aggiornamenti sul sistema informatico SISTRI: la legge 205/2018 (legge di bilancio) prevede la proroga a fine 2018 del periodo transitorio in cui continuano ad applicarsi  gli adempimenti e gli obblighi di cui agli articoli 188, 189, 190 e 193 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, nel testo previgente alle modifiche apportate dal decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, nonché' le relative sanzioni.
Durante questo periodo non si applicano le sanzioni per mancata o errata tenuta del registro cronologico o della scheda SISTRI .

In sostanza quindi continua ad applicarsi il cd. doppio binario che prevede la tenuta dei registri in modalità cartacea e, per gli obbligati, anche con il sistema informatico.

Per ulteriori informazioni, ci contatti via mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Lunedì, 18 Dicembre 2017 22:27

Il preposto: ruolo e responsabilità nelle sentenze

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Responsabilità di un Preposto per aver tollerato una prassi scorretta e pericolosa che avrebbe dovuto impedire.

La Corte di Appello di Torino ha condannato il preposto (Preposto) delegato di un’azienda esercente attività di somministrazione di alimenti a mezzo di distributori automatici, in quanto, nella sua veste di preposto, cagionava ad un lavoratore (Lavoratore X) con mansione di tecnico riparatore, lesioni gravi consistenti nello schiacciamento del piede, con trauma distorsivo e conseguente incapacità di attendere alle proprie ordinarie occupazioni per gg. 63. Il motivo della condanna consiste in negligenza, imprudenza ed imperizia e violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro.

I fatti:

Il Lavoratore X dipendente dell’azienda, con mansioni di tecnico riparatore di distributori automatici, dopo avere provveduto alla pulizia di una gabbia di protezione dei distributori, si accingeva a caricarla sul muletto condotto da un collega (Lavoratore Y), quando, inclinata la gabbia per consentire al Lavoratore Y di caricarla veniva attinto dalle forche al piede sinistro, che rimaneva schiacciato fra la gabbia e le forche medesime. Entrambi i lavoratori svolgevano nell'occasione operazioni non comprese nelle loro mansioni ed erano privi di formazione, informazioni ed addestramento sul lavoro da svolgere.

La sentenza di primo grado ha assolto ha riconosciuto il Preposto colpevole del reato di lesioni gravi, anche in relazione al disposto dell'art. 19 lett.reb) e d) del d.lgs. 81/2008.

Avverso la sentenza ha proposto ricorso il Preposto, sostenendo il comportamento abnorme ed imprevedibile del Lavoratore Y, circa la scelta di utilizzare il muletto anziché il transpallet.

I giudici del secondo grado hanno però osservato che presso lo stabilimento si era instaurata una prassi, in forza della quale non solo gli addetti mulettisti ma anche i tecnici riparatori quali il Lavoratore Y ed il Lavoratore X, manovravano i muletti per le incombenze loro affidate, prassi di cui il Preposto - peraltro presente il giorno dell'incidente- era a perfetta conoscenza e per evitare la quale non era mai intervenuto.

La sentenza:

La Corte di Cassazione riconosce la penale responsabilità del Preposto solo ed esclusivamente per avere tollerato una prassi scorretta e pericolosa di cui l'imputato era già a conoscenza e di cui avrebbe dovuto impedire la prosecuzione nell'esercizio dei compiti di direzione e controllo inerenti la sua posizione di garanzia in materia di sicurezza.

Leggi la sentenza completa qui

 

 

Domenica, 26 Novembre 2017 00:00

Smart Working

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Il lavoro agile (o smart working) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall'assenza di vincoli orari o spaziali e un'organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività.

La definizione di smart working, contenuta nella Legge n. 81/2017, pone l'accento sulla flessibilità organizzativa, sulla volontarietà delle parti che sottoscrivono l'accordo individuale e sull'utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto (come ad esempio: pc portatili, tablet e smartphone).

Ai lavoratori agili viene garantita la parità di trattamento - economico e normativo - rispetto ai loro colleghi che eseguono la prestazione con modalità ordinarie. È, quindi, prevista la loro tutela in caso di infortuni e malattie professionali, secondo le modalità illustrate dall'INAIL nella circolare n. 48/2017.

A partire dal 15 novembre 2017, le aziende sottoscrittrici di accordi individuali di smart working potranno procedere al loro invio attraverso l'apposita piattaforma informatica messa a disposizione sul portale dei servizi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Per accedervi, sarà necessario possedere SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale); per tutti i soggetti già in possesso delle credenziali di accesso al portale dei servizi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, si potrà utilizzare l'applicativo anche senza SPID.

Nell'invio dell'accordo individuale dovranno essere indicati i dati del datore di lavoro, del lavoratore, della tipologia di lavoro agile (tempo determinato o indeterminato) e della sua durata. Sarà, inoltre, possibile modificare i dati già inseriti a sistema o procedere all'annullamento dell'invio.

Le aziende che sottoscrivono un numero di accordi individuali elevato potranno effettuare la comunicazione in forma massiva.

Accedi all'applicativo sul portale dei servizi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

 

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