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Ogni azienda è formata da varie figure professionali organizzate secondo il proprio ruolo funzionale. La più generica e comune tra queste organizzazioni è quella riportata nel diagramma ad albero che segue, denominato organigramma aziendale.

Passando dall’organigramma per funzioni all’organigramma della sicurezza, il legislatore ha rimodulato le definizioni e inserito altre figure con attribuzioni specifiche in tema di salute e sicurezza sul lavoro.

Il D.Lgs. 81/08, Testo Unico della Sicurezza, prevede che ognuna di queste figure sia sottoposta a un processo di formazione sul tema della salute e sicurezza. Questo processo è composto da una formazione iniziale e successivi aggiornamenti periodici. I dettagli riguardanti i percorsi formativi sono esplicitati nell’Accordo tra Stato e Regioni del 2011 e successive modificazoni.

La traduzione dei ruoli aziendali in figure della sicurezza tuttavia non è univoca, andando a dare sovrapposizioni di attribuzioni. Questo fatto, legato alla gerarchia di competenze e responsabilità in tema salute e sicurezza sul lavoro, avrebbe potuto dare origine a ridondanze nel processo formativo con conseguente appesantimento in termini di tempo e oneri economici per le aziende. L’Accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016 sancisce tutte le esclusioni e gli esoneri ai corsi di formazione e di aggiornamento laddove una persona avesse già frequentato altri corsi sulla sicurezza.

Il sistema di esoneri può a prima vista apparire complicato, soprattutto quando l’esonero non è totale ma solo di parte dei moduli formativi.

Il presente articolo vuole dare un tool di rapido utilizzo per determinare, con una sola prima occhiata, se si possono ritenere già coperte da formazione adeguata e a norma di legge le persone che abbiano frequentato specifici corsi per la sicurezza.

Laddove ci siano degli esoneri solo parziali in questo articolo sono segnalati ma si rende comunque necessaria per il lettore la consultazione del suddetto Accordo Stato-Regioni per i dettagli dell’esclusione (consultabile a questo link).

Nelle tabelle che seguono sono impiegate sigle e diciture che corrispondono alla denominazione del corso di formazione in questione.

Questa la legenda relativa ai corsi di formazione (primo corso):

  • RSPP: Corso di formazione da Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione. Suddiviso in tre moduli, A, B, C di rispettivamente 28, 48+specializzazione, 24 ore. Possibili esenzioni anche parziali alla frequenza di modulo A e modulo B correlate al titolo di studio.
  • ASPP: Corso di formazione come Addetto al Servizio di Prevenzione e Protezione. Suddiviso in due moduli, A, B, comuni al corso RSPP. Possibili esenzioni anche parziali alla frequenza di modulo A e modulo B correlate al titolo di studio.
  • CSP/CSE: Corso di formazione per Coordinatore della Sicurezza in fase di Progetto e in fase di Esecuzione nel settore delle costruzioni. Durata 120 ore.
  • DDL16: Corso di formazione per Datori di Lavoro che vogliano auto-nominarsi RSPP. Rischio basso durata 16 ore.
  • DDL32: Corso di formazione per Datori di Lavoro che vogliano auto-nominarsi RSPP. Rischio medio durata 32 ore.
  • DDL48: Corso di formazione per Datori di Lavoro che vogliano auto-nominarsi RSPP. Rischio alto durata 48 ore.
  • RLS: Corso di formazione per Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza. Durata 32 ore.
  • DIRIGENTI: Corso di formazione sulla sicurezza per Dirigenti. Durata 16 ore.
  • PREPOSTI: Corso di formazione sulla sicurezza per Preposti. Durata 8 ore.
  • LAVORATORI GENERALE: Corso di formazione sulla sicurezza per Lavoratori, parte generale. Durata 4 ore.
  • LAVORATORI SPECIFICA4: Corso di formazione sulla sicurezza per Lavoratori, parte di rischio specifico, rischio basso. Durata 4 ore.
  • LAVORATORI SPECIFICA8: Corso di formazione sulla sicurezza per Lavoratori, parte di rischio specifico, rischio medio. Durata 8 ore.
  • LAVORATORI SPECIFICA12: Corso di formazione sulla sicurezza per Lavoratori, parte di rischio specifico, rischio alto. Durata 12 ore.
  • : Esonero totale.
  • : Necessaria frequenza.
  • : Esonero parziale.

 

Laddove la formazione specifica per lavoratori risulti esonerata, il datore di lavoro, in fase di valutazione dei rischi, dovrà comunque prevedere di integrarla con la formazione riferita ai rischi specifici della mansione.

Questa la legenda relativa ai corsi di aggiornamento:

  • RSPP: Corso di aggiornamento per Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione. 40/60/100 ore ogni quinquennio.
  • ASPP: Corso di aggiornamento per Addetto al Servizio di Prevenzione e Protezione. 20/28 ore ogni quinquennio.
  • CSP/CSE: Corso di aggiornamento per Coordinatore della Sicurezza in fase di Progetto e in fase di Esecuzione nel settore delle costruzioni. 40 ore ogni quinquennio.
  • DDL6: Corso di aggiornamento per Datori di Lavoro auto-nominati RSPP. Rischio basso durata 6 ore ogni quinquennio.
  • DDL10: Corso di aggiornamento per Datori di Lavoro auto-nominati RSPP. Rischio medio durata 10 ore ogni quinquennio.
  • DDL14: Corso di aggiornamento per Datori di Lavoro auto-nominati RSPP. Rischio alto durata 14 ore ogni quinquennio.
  • RLS: Corso di aggiornamento per Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza. Durata 4/8 ore annue.
  • DIRIGENTI: Corso di aggiornamento sulla sicurezza per Dirigenti. Durata 6 ore ogni quinquennio.
  • PREPOSTI: Corso di aggiornamento sulla sicurezza per Preposti. Durata 6 ore ogni quinquennio.
  • LAVORATORI SPECIFICA: Corso di aggiornamento sulla sicurezza per Lavoratori. Durata 6 ore ogni quinquennio.
  • : Esonero totale.
  • : Necessaria frequenza.
  • : Esonero parziale.

Ancora molte imprese ed enti pubblici sono impreparati ad accogliere le novità introdotte dal nuovo Regolamento europeo sulla Protezione dei Dati Personali.

Cos’è il GDPR?
Il Regolamento UE 2016/679 noto GDPR (General Data Protection Regulation) stabilisce norme relative alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento e alla libera circolazione dei dati personali nonché definisce i diritti e le libertà fondamentali delle persone fisiche e, in particolare, il diritto alla protezione dei dati personali.

Il GDPR entrerà ufficialmente in vigore il 25 maggio 2018 e ciò significa che entro tale data tutte le aziende dovranno essersi adeguate alla nuova normativa.

Il GDPR prevede modifiche sostanziali al modo in cui vengono conservati ed utilizzati i dati raccolti (non solo online), ma anche alle modalità con cui le persone danno o meno il consenso al trattamento di quei dati.  Vengono introdotte regole più chiare in materia di informativa e consenso e definiti i limiti al trattamento automatizzato dei dati personali. Si prevedono nuovi diritti per gli interessati e si stabiliscono criteri rigorosi per il trasferimento dei dati al di fuori dell’UE e per i casi di violazione dei dati personali (cosiddetto data breaches).

I cambiamenti introdotti dal GDPR sono numerosi e le azioni da intraprendere e richiedono una approfondita analisi e una pianificazione per la loro esecuzione ma gli sforzi dedicati a queste attività possono essere trasformati anche in opportunità di business: evitare di ‘tempestare’ clienti o potenziali clienti con comunicazioni indesiderate può sicuramente  migliorare l’immagine dell’azienda così come evitare che venga divulgata la notizia che i dati in nostro possesso sono stati oggetto di attacco informatico e sono stati diffusi o persi; , evitare di intraprendere attività di profilazione o campagne marketing non a norma determina un miglioramento delle performance ed un’ottimizzazione delle risorse.
Insomma, le pratiche di adeguamento al nuovo regolamento europeo per la protezione dei dati possono essere anche un’ottima opportunità di crescita.

Perché è necessario valutare i rischi privacy?
Uno dei pilastri del nuovo Regolamento Privacy è il principio di accountability (tradotto in “responsabilizzazione e obbligo di rendicontazione“).

Il titolare del trattamento dei dati deve cioè essere in grado di dimostrare di avere adottato un insieme di misure giuridiche, tecniche ed organizzative per la protezione e il trattamento dei dati personali: deve cioè dimostrare in modo proattivo che i trattamenti di dati effettuati sono adeguati e conformi al regolamento europeo in materia di privacy.

Il cambiamento di approccio è evidente rispetto alla vecchia normativa Privacy: si passa da una concezione prettamente formale di mero adempimento ad un approccio sostanziale di trattamento dei dati sensibili, tutela dei dati e delle persone stesse ed è pertanto strettamente connesso con le misure di sicurezza e con l’analisi del rischio, con la valutazione di impatto privacy e con i principi privacy by design e privacy by default che devono essere presenti nella progettazione di servizi e programmi.

A questo punto una valutazione dei rischi, l’identificazione dei soggetti che parteciperanno, l’analisi del flusso di informazioni che l’azienda tratta, l’identificazione dei rischi e delle possibili soluzioni e la verifica della compatibilità con il regolamento sono essenziali anche per evitare le sanzioni che possono arrivano al 4% del fatturato globale annuo.

Cosa si deve fare per mettersi in regola?
Prima di apportare modifiche alle procedure interne, è bene averle chiare nel loro complesso.
Il primo passo dev’essere quindi un’analisi delle pratiche in uso in azienda, così da sapere esattamente dove e come intervenire per garantire la conformità delle stesse.

Sulla base delle specificità di ogni singola azienda si possono comunque identificare una serie di attività che è necessario prevedere:
Ancora molte imprese ed enti pubblici sono impreparati ad accogliere le novità introdotte dal nuovo Regolamento europeo sulla Protezione dei Dati Personali.

la mappatura del flusso dei dati e la necessità/opportunità di predisporre il Registro dei trattamenti
la definizione e la formalizzazione della struttura organizzativa della data protection (ruoli e responsabilità);
la formazione dei soggetti chiamati a ricoprire un ruolo attivo nell’ambito aziendale senza dimenticare le attività di sensibilizzazione della popolazione aziendale indirettamente coinvolta nella protezione dei dati personali;
la definizione, formalizzazione e implementazione di processi e regole connessi alla protezione dei dati personali, (es. gestione dei diritti degli interessati, gestione misure di sicurezza tecnico-organizzative);
la stesura ex novo della documentazione o modifica della documentazione esistente (es. informative, moduli di consenso, clausole contrattuali);
la definizione e implementazione di un sistema di controlli interni per la protezione dei dati personali compresa la realizzazione di verifiche interne volte a evidenziare eventuali non conformità.

Cosa succede se non si adempie?
Per rispondere a questa domanda basta ricordare che le sanzioni sono state decisamente inasprite e possono arrivare fino al 4% del fatturato o a 20 milioni di euro!

Ma al di là della minaccia di sanzioni così alte il mancato adempimento può essere un disastro anche in termini di immagine dell’azienda da parte dei clienti/consumatori.

Non solo: anche i tempi massimi per la notifica di un data breach sono ora indicati con precisione, pertanto è bene dimenticarsi della possibilità di procedere con l’adeguamento al GDPR e con gli adempimenti privacy per poi lasciarli nel dimenticatoio: non si tratta di fare uno sforzo una tantum, qui si fa sul serio e tutti i dipartimenti coinvolti nella raccolta e nella gestione dei dati devono essere proattivi.


DENUNCIA ANNUALE DEI RIFIUTI PRODOTTI E SMALTITI NEL CORSO DELL’ANNO 2017 - MODELLO UNICO DI DICHIARAZIONE AMBIENTALE (MUD)

Entro il 30 Aprile 2018 deve essere presentato il Modello Unico di Dichiarazione Ambientale (MUD) alla Camera di Commercio, per la denuncia annuale dei rifiuti prodotti e smaltiti nel corso dell’anno 2017.
La modulistica e le modalità per la compilazione e l’invio del Modello unico di dichiarazione ambientale nel 2018 sono definite nel l D.P.C.M. 28 dicembre 2017, pubblicato sul S.O. alla Gazzetta Ufficiale del 30 dicembre 2017.
Le norme che individuano i soggetti tenuti ad effettuare la comunicazione annuale al catasto dei rifiuti non hanno subito modifiche rispetto al 2017; non vi sono quindi variazioni dell’insieme di imprese ed enti tenuti a presentare il MUD.

In particolare, i soggetti obbligati a presentare la comunicazione sono i seguenti (art. 189, c. 3, D.Lgs. 152/2006)

  • Chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti (compresi le imprese e gli enti che trasportano i rifiuti speciali pericolosi che decadono dall’esercizio della loro attività);
  • Commercianti e intermediari di rifiuti senza detenzione;
  • Imprese ed enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti;
  • Imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi;
  • Imprese ed enti produttori che hanno più di dieci dipendenti e sono produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti:
  • da lavorazioni industriali
  • da lavorazioni artigianali
  • da attività di recupero e smaltimento di rifiuti, o costituiti da fanghi prodotti
    dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e
    dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento dei fumi

Si coglie l’occasione per fornire aggiornamenti sul sistema informatico SISTRI: la legge 205/2018 (legge di bilancio) prevede la proroga a fine 2018 del periodo transitorio in cui continuano ad applicarsi  gli adempimenti e gli obblighi di cui agli articoli 188, 189, 190 e 193 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, nel testo previgente alle modifiche apportate dal decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, nonché' le relative sanzioni.
Durante questo periodo non si applicano le sanzioni per mancata o errata tenuta del registro cronologico o della scheda SISTRI .

In sostanza quindi continua ad applicarsi il cd. doppio binario che prevede la tenuta dei registri in modalità cartacea e, per gli obbligati, anche con il sistema informatico.

Per ulteriori informazioni, ci contatti via mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Responsabilità di un Preposto per aver tollerato una prassi scorretta e pericolosa che avrebbe dovuto impedire.

La Corte di Appello di Torino ha condannato il preposto (Preposto) delegato di un’azienda esercente attività di somministrazione di alimenti a mezzo di distributori automatici, in quanto, nella sua veste di preposto, cagionava ad un lavoratore (Lavoratore X) con mansione di tecnico riparatore, lesioni gravi consistenti nello schiacciamento del piede, con trauma distorsivo e conseguente incapacità di attendere alle proprie ordinarie occupazioni per gg. 63. Il motivo della condanna consiste in negligenza, imprudenza ed imperizia e violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro.

I fatti:

Il Lavoratore X dipendente dell’azienda, con mansioni di tecnico riparatore di distributori automatici, dopo avere provveduto alla pulizia di una gabbia di protezione dei distributori, si accingeva a caricarla sul muletto condotto da un collega (Lavoratore Y), quando, inclinata la gabbia per consentire al Lavoratore Y di caricarla veniva attinto dalle forche al piede sinistro, che rimaneva schiacciato fra la gabbia e le forche medesime. Entrambi i lavoratori svolgevano nell'occasione operazioni non comprese nelle loro mansioni ed erano privi di formazione, informazioni ed addestramento sul lavoro da svolgere.

La sentenza di primo grado ha assolto ha riconosciuto il Preposto colpevole del reato di lesioni gravi, anche in relazione al disposto dell'art. 19 lett.reb) e d) del d.lgs. 81/2008.

Avverso la sentenza ha proposto ricorso il Preposto, sostenendo il comportamento abnorme ed imprevedibile del Lavoratore Y, circa la scelta di utilizzare il muletto anziché il transpallet.

I giudici del secondo grado hanno però osservato che presso lo stabilimento si era instaurata una prassi, in forza della quale non solo gli addetti mulettisti ma anche i tecnici riparatori quali il Lavoratore Y ed il Lavoratore X, manovravano i muletti per le incombenze loro affidate, prassi di cui il Preposto - peraltro presente il giorno dell'incidente- era a perfetta conoscenza e per evitare la quale non era mai intervenuto.

La sentenza:

La Corte di Cassazione riconosce la penale responsabilità del Preposto solo ed esclusivamente per avere tollerato una prassi scorretta e pericolosa di cui l'imputato era già a conoscenza e di cui avrebbe dovuto impedire la prosecuzione nell'esercizio dei compiti di direzione e controllo inerenti la sua posizione di garanzia in materia di sicurezza.

Leggi la sentenza completa qui

 

 

E' stato pubblicato il Decreto ministeriale del 13 febbraio 2014, decreto che recepisce le procedure semplificate per l'adozione e la efficace attuazione dei modelli di organizzazione e di gestione della sicurezza nelle piccole e medie imprese - ai sensi dell'art. 30, comma 5-bis, del decreto legislativo n. 81/2008 e s.m.i.- come approvate dalla Commissione Consultiva nella seduta del 27 novembre 2013.

Le procedure semplificate tengono conto in particolare dell’articolazione della struttura organizzativa in merito alla quale si considera:

- “l’eventuale coincidenza tra l’alta direzione (AD), il datore di lavoro (DL) e l’organo dirigente ai sensi del D. Lgs. 231/01;

- l’esistenza o meno di un unico centro decisionale e di responsabilità;

- la presenza o meno di dirigenti;

- la presenza di soggetti sottoposti alla altrui vigilanza”.

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Smart Working

Il lavoro agile (o smart working) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall'assenza di vincoli orari o spaziali e un'organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività.

La definizione di smart working, contenuta nella Legge n. 81/2017, pone l'accento sulla flessibilità organizzativa, sulla volontarietà delle parti che sottoscrivono l'accordo individuale e sull'utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto (come ad esempio: pc portatili, tablet e smartphone).

Ai lavoratori agili viene garantita la parità di trattamento - economico e normativo - rispetto ai loro colleghi che eseguono la prestazione con modalità ordinarie. È, quindi, prevista la loro tutela in caso di infortuni e malattie professionali, secondo le modalità illustrate dall'INAIL nella circolare n. 48/2017.

A partire dal 15 novembre 2017, le aziende sottoscrittrici di accordi individuali di smart working potranno procedere al loro invio attraverso l'apposita piattaforma informatica messa a disposizione sul portale dei servizi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Per accedervi, sarà necessario possedere SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale); per tutti i soggetti già in possesso delle credenziali di accesso al portale dei servizi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, si potrà utilizzare l'applicativo anche senza SPID.

Nell'invio dell'accordo individuale dovranno essere indicati i dati del datore di lavoro, del lavoratore, della tipologia di lavoro agile (tempo determinato o indeterminato) e della sua durata. Sarà, inoltre, possibile modificare i dati già inseriti a sistema o procedere all'annullamento dell'invio.

Le aziende che sottoscrivono un numero di accordi individuali elevato potranno effettuare la comunicazione in forma massiva.

Accedi all'applicativo sul portale dei servizi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

 

È scattato il 12 ottobre l’obbligo per tutti i datori di lavoro, anche se non iscritti all’Inail, dovranno comunicare, entro 48 ore dal ricevimento del certificato medico, tutti gli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza dal lavoro di almeno 1 giorno oltre a quello dell’evento.

Per fare maggiore chiarezza sul tema delle comunicazioni degli infortuni è stata pubblicata, sul portale INAIL, una circolare contenente le istruzioni per le segnalazioni ed evitare così le sanzioni previste, che possono arrivare fino a 1972,80 euro.

Il nuovo obbligo di comunicazione degli infortuni di breve durata è rivolto a tutti i datori di lavoro, compresi i datori di lavoro privati di lavoratori assicurati presso Enti diversi dall’Inail o con polizze private, ed è entrato in vigore lo scorso 12 ottobre. A partire da tale data quindi ogni datore di lavoro ha l’onere di inviare, per fini statistici e informativi, la comunicazione di infortunio che comporti un’assenza dal lavoro di almeno un giorno oltre a quello dell’evento, occorso ai propri dipendenti nonché ai soggetti a essi equiparati. La comunicazione va trasmessa entro 48 ore dalla ricezione del certificato medico.

Per adempiere al nuovo obbligo di legge è necessario utilizzare, in via esclusiva, il nuovo servizio telematico "Comunicazione di infortunio", accessibile dal portale Inail all’interno della macrosezione "Denuncia di infortunio e malattia professionale". È possibile ricorrere alla PEC solo in caso di eccezionali e comprovati problemi tecnici, utilizzando il modello scaricabile dal sito dell’Inail e allegandovi la schermata di errore restituita dal sistema.

Rimane invece invariata la modalità di denuncia obbligatoria con finalità assicurativa degli infortuni con prognosi superiore a tre giorni, escluso quello dell’evento. Adempimento quest’ultimo che assolve anche all’obbligo di denuncia a fini statistici e informativi. In modo tale da evitare al datore di lavoro la duplice comunicazione per uno stesso infortunio seppure aventi finalità diverse.

Qualora invece la prognosi di infortunio oggetto di "Comunicazione di infortunio" si prolunghi oltre i tre giorni la nuova applicazione informatica dell’Inail permette la conversione in denuncia della comunicazione già inviata.

Per accedere al nuovo servizio telematico i datori di lavoro, e i loro delegati, possono utilizzare le credenziali di accesso già in loro possesso per l’invio della denuncia di infortunio superiore a tre giorni.

Il datore di lavoro agricolo e il datore di lavoro privato di lavoratori assicurati presso altri enti diversi dall’Inail o con polizze private devono, invece, utilizzare il ruolo strong di "Utente con credenziali dispositive". Tali credenziali dispositive si possono ottenere attraverso una delle seguenti modalità:

  • accesso con credenziali Spid;

  • accesso tramite federazione Inps;

  • accesso tramite Carta Nazionale dei Servizi (Cns);

  • credenziali Inail.

Il mancato rispetto dei termini previsti per l’invio della comunicazione di infortunio di un solo giorno determina l’applicazione della sanzione amministrativa da 548,00 a 1972,80 euro. Competenti all'accertamento e alla irrogazione della sopra citata sanzione sono gli organi di vigilanza di cui all’art. 13 del D.Lgs. 81/08, con particolare riferimento alle Aziende sanitarie locali competenti per territorio. A costoro è stato messo a disposizione dall’Inail l’applicativo "Cruscotto infortuni" nel quale confluiranno tutte le nuove comunicazioni di infortunio di un solo giorno, con l’evidenza per ciascun caso delle date di ricezione del certificato medico e di inoltro all'istituto assicurativo della comunicazione d’infortunio stessa.

Per leggere la circolare pubblicata da INAIL, clicca qui.

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La sicurezza in ufficio: Parte 8

Continua con la panoramica sui pericoli tipici degli ambienti di lavoro di tipo ufficio; dopo aver analizzato l’organizzazione del lavoro, le postazioni di lavoro, il rischio elettrico e la movimentazione manuale dei carichi, vediamo ora quali siano altri pericoli di carattere generico che possiamo riscontrare nei nostri uffici. Le informazioni sono tratte dal Quaderno informativo n. 16, “La Sicurezza in Ufficio” tratto dalla Collana “Cultura della sicurezza” dell’università La Sapienza di Roma.

I luoghi di lavoro possono divenire fonte di rischi di incidenti. Un'alta percentuale di infortuni avviene durante gli spostamenti da ufficio a ufficio per errato utilizzo delle attrezzature o per comportamenti non idonei.

Si riportano di seguito, alcune indicazioni utili a prevenirle tali rischi.


Misure comportamentali di carattere generale

  • Nel salire e scendere le scale appoggiarsi sempre all’apposito corrimano corrimano.

  • Evitare di correre, in particolare se si hanno le mani occupate, si trasportano carichi, si è in presenza di pavimenti bagnati, ostacoli, ecc.

  • Nel raggiungimento di ripari sopraelevati, non salire mai sulle sedie: il rischio di caduta è molto elevato specialmente se le sedie hanno le ruote.

  • Non posizionare materiali sulle griglie di aerazione dell'impianto di climatizzazione, quando in funzione, per evitare il surriscaldamento dell’apparecchiatura.

  • Evitare l’impiego di taglierine sprovviste delle necessarie protezioni.

  • Nella manipolazione di fogli di carta, buste o lucidi, osservare particolare attenzione per prevenire il rischio di “taglio” alle mani.

  • Chiudere sempre i cassetti e le ante degli armadi per evitare urti (soprattutto se in vetro).

  • Per la raccolta dei rifiuti prodotti durante l’attività in ufficio, debbono essere utilizzati gli appositi contenitori differenziati attenendosi alle indicazioni riportate sugli stessi.

 

Misure per l’utilizzo in sicurezza delle attrezzature

 In ufficio abbiamo spesso a che fare con altre attrezzature di lavoro, il cui utilizzo può essere anche abbastanza frequente, e che comportano rischi spesso significativi.

 Vediamo come utilizzarle correttamente.

 
Stampanti e fotocopiatrici:

  • Posizionare le macchine fotocopiatrici, possibilmente, in zona aerata o in prossimità di finestre, per garantire un sufficiente ricambio d’aria.

  • Custodire il libretto delle istruzioni nelle vicinanze delle attrezzature.

  • Mantenere abbassato il coperchio durante l’impiego della fotocopiatrice per evitare che l’intensa luminosità della lampada arrechi disturbi alla vista.

  • Quando la sostituzione dell'inchiostro o del toner non è affidata a personale esterno:

    • seguire le istruzioni di uso e manutenzione;

    • indossare guanti protettivi in lattice EN 374;

    • gettare le cartucce sostituite negli appositi contenitori differenziati;

    • ove presenti residui, rimuoverli con un panno umido;

    • in caso di accidentale trasferimento di particelle di toner sugli occhi, lavare subito con acqua fredda per almeno 15 minuti;

    • in caso di contatto con la bocca, sciacquare con abbondante acqua fredda;

    • per rimuovere residui, evitare di utilizzare acqua calda o bollente (i toner diventano appiccicosi).

  • Non direzionare le bocchette di scarico dell’aria verso le persone.

  • Eliminare scrupolosamente e con cautela la carta inceppata per non provocare dannosi movimenti di polvere.

  • Segnalare eventuali anomalie dei collegamenti elettrici e delle apparecchiature al personale preposto alla manutenzione.

  • Non utilizzare l’apparecchiatura in caso di cavi danneggiati.

 

Scale portatili:

  • Per raggiungere livelli sopraelevati si raccomanda di utilizzare scale portatili conformi alla norma UNI EN 131.

  • Le scale portatili, devono essere in buono stato di conservazione e avere dispositivi antiscivolo alle estremità inferiori dei montanti e sui gradini

  • Le scale con apertura “a compasso”, devono avere dispositivi di trattenuta contro l'apertura oltre il limite di sicurezza.

  • Le scale ad appoggio, devono essere dotate alle estremità superiori di dispositivi di ancoraggio o di dispositivi antiscivolo.

  • Le scale “a castello”, devono avere un corrimano da utilizzare durante la salita e la discesa.

 

Per evitare il rischio di infortunio durante l’utilizzo delle scale portatili:

  • Prima di salire, accertarsi che i dispositivi di trattenuta siano completamente in tensione.

  • Non appoggiare mai oggetti sui gradini e non salire sulla scala con entrambe le mani occupate.

  • Non salire mai in più persone su una sola scala.

  • Non spostare le scale quando vi opera un'altra persona.

  • Durante l'utilizzo di una scala in corrispondenza del raggio di apertura di una porta, impedire preventivamente la possibilità che questa venga aperta.

  • Salire e scendere con la parte anteriore del corpo rivolta verso la scala.

  • In caso di utilizzo della scala in condizioni non perfette di equilibrio, richiedere l’aiuto di un collega che regga la scala.

 

Archivi compatti:

Gli archivi compatti sono degli armadi a moduli scorrevoli azionabili meccanicamente o elettricamente.

 Di seguito si riportano le principali misure comportamentali per la sicurezza di tali attrezzature:

  • prima di movimentare i moduli scorrevoli, accertarsi che non si urtino persone o materiali;

  • bloccare sempre con l’apposito dispositivo i moduli prima di entrare nello spazio compreso tra di essi

  • non togliere il blocco degli armadi scorrevoli prima di essersi accertati che non ci siano persone o materiali negli spazi interni

  • chiudere il compact dopo l’utilizzo.

 

Nel prossimo articolo parleremo della segnaletica dei nostri uffici, con particolare riferimento ai cartelli di emergenza e di sicurezza.

Per vedere maggiori dettagli sulla sicurezza in ufficio, scarica l’articolo completo cliccando qui oppure leggi il prossimo articolo sul nostro sito.

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La sicurezza in ufficio: Parte 7

La movimentazione manuale dei carichi

Quali sono i rischi di una movimentazione manuale e quali sono le corrette modalità di movimentazione dei carichi?

Dopo aver analizzato l’organizzazione del lavoro, le postazioni di lavoro e il rischio elettrico, passiamo ad un altro rischio tipico degli ambienti di lavoro di tipo ufficio, e cioè la movimentazione manuale dei carichi. Le informazioni sono tratte dal Quaderno informativo n. 16, “La Sicurezza in Ufficio” tratto dalla Collana “Cultura della sicurezza” dell’università La Sapienza di Roma.

Movimentazione manuale dei carichi

Durante la normale attività di ufficio, può verificarsi la necessità di trasportare faldoni, risme di carta, ecc. Si riportano di seguito alcune indicazione che possono essere utili anche nei casi in cui tale movimento è occasionale, al fine di evitare possibili traumi o incidenti nelle fasi di sollevamento e trasporto dei carichi.

Sollevare un carico, anche di pochi chilogrammi, sottopone ad una compressione lombare la struttura muscolo-scheletrica del corpo umano, con una notevole incidenza di valori che variano in relazione all'angolo di inclinazione del tronco al momento del sollevamento.

Come effettuare la movimentazione: alcuni consigli

Prima di iniziare l’attività di movimentazione, bisogna sempre:

  • controllare il carico da movimentare poiché le superfici degli imballi o del componente movimentato possono presentare parti taglienti, pungenti o scheggiate che possono provocare ferite alle mani.

  • prima di sollevare e trasportare manualmente un carico è necessario conoscerne il peso, il senso di sollevamento, gli eventuali punti di presa e le caratteristiche del contenuto

Dopo queste verifiche iniziali, per sollevare un carico senza sottoporsi ad un carico eccessivo (q di conseguenza ad una compressione lobare eccessiva), è necessario:

  • Afferrare il carico mantenendo le gambe divaricate, con i piedi ad una distanza di 20/30 cm tra loro, affinché sia garantito l’equilibrio durante l’operazione.

  • Sollevare il carico gradualmente dal punto di appoggio.

  • Eseguire il sollevamento con la schiena in posizione eretta e con le braccia rigide in modo tale che lo sforzo sia sopportato prevalentemente dai muscoli delle gambe.

  • Non sollevare un peso curvando la schiena ma piegando le gambe.

  • Sollevando o spostando un carico, non eseguire mai torsioni del busto.

  • Spostando un carico non mantenerlo mai lontano dal baricentro del corpo.

  • Non inarcare la schiena per raggiungere posizioni sopraelevate, ma usare apposite scalette.

  • Quando, per la movimentazione dei carichi, vengono utilizzate specifiche attrezzature (bravette, carrellini, ecc.), fare attenzione che siano in buono stato e che i materiali siano correttamente posizionati per evitare cadute o ribaltamenti.

Con questi accorgimenti sarà possibile ridurre l’entità del rischio da movimentazione manuale dei carichi e quindi anche il mal di schiena alla fine della giornata.

Nel prossimo articolo parleremo degli altri pericoli generici presenti nei nostri uffici, per capire quali siano le misure comportamentali da adottare.
Per vedere maggiori dettagli sulla sicurezza in ufficio, scarica l’articolo completo cliccando qui oppure leggi il prossimo articolo sul nostro sito.

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La sicurezza in ufficio: Parte 6

Continua con la panoramica sui pericoli tipici degli ambienti di lavoro di tipo ufficio; dopo aver analizzato aspetti di contesto e contenuto, di organizzazione del lavoro e di comportamenti, ci concentriamo in particolare sugli aspetti legati al rischio elettrico. Le informazioni sono tratte dal Quaderno informativo n. 16, “La Sicurezza in Ufficio” tratto dalla Collana “Cultura della sicurezza” dell’università La Sapienza di Roma.

In questo articolo vedremo nel dettaglio le misure di prevenzione e protezione a fronte del rischio elettrico.

Le principali misure di prevenzione e protezione che si possono adottare per il rischio elettrico sono.

Sistemi di protezione degli impianti

Per prevenire il rischio di elettrocuzione è necessario che gli impianti e gli apparecchi elettrici siano progettati in conformità con le norme tecniche vigenti e, in particolare, siano dotati di protezione, quali:

  • Isolamenti: guaine in gomma, PVC, ecc. (singoli o doppi) che rivestono i conduttori.
  • Interruttori differenziali (“salvavita”) i quali interrompono il circuito non appena avviene una dispersione o un contatto diretto.
  • Impianto di messa a terra.

Tali sistemi di protezione devono essere sottoposti a periodici controlli e revisioni a cura di personale qualificato.

Comportamenti appropriati per prevenire il rischio elettrico durante il lavoro

  • Non maneggiare attrezzature elettriche con le mani bagnate e assicurarsi che il pavimento o le superfici su cui poggiano, siano asciutti.
  • In caso di pulizia di apparecchiature elettriche, staccare preventivamente la spina di alimentazione e non usare panni bagnati.
  • Nell’inserire e disinserire le spine dalle prese, impugnare l’apposito involucro esterno e non tirare mai il cavo elettrico.
  • Evitare la presenza di cavi elettrici sul pavimento e l’utilizzo di prese volanti.
  • Non utilizzare multiprese tipo “triple” collocate collegate ad altre inutili prese (effetto cosiddetto “ad albero di Natale”). in questo modo si determina un carico eccessivo sul primo collegamento con possibile rischio di incendio. Se gli apparecchi utilizzati aumentano rispetto al numero di prese disponibili, richiedere l’adeguamento dell’impegno.
  • Non improvvisarsi mai elettricisti per risolvere problemi di carattere tecnico ma segnalare tempestivamente eventuali guasti o anomalie dell’impianto al personale specializzato.
  • Non effettuare interventi su impianti elettrici e sugli apparecchi in tensione.
  • Richiedere la sostituzione dei cavi elettrici schiacciati, usurati o rotti.
  • Non installare e utilizzare apparecchiature elettriche non autorizzate (stufette, forni a microonde,
  • fornelletti, piastre ecc.).
  • Al termine della giornata lavorativa, spegnere, ove possibile, tutte le apparecchiature elettriche
  • Per ogni necessità richiedere sempre l'intervento del personale specializzato.
  • Non utilizzare mai acqua per spegnere un incendio di natura elettrica, ma solo estintori a polvere o, preferibilmente, a CO2.

Nel prossimo articolo parleremo di un altro rischio tipico dei nostri uffici, la movimentazione manuale dei carichi.

Per vedere maggiori dettagli sulla sicurezza in ufficio, scarica l’articolo completo cliccando qui oppure leggi il prossimo articolo sul nostro sito.

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